Venti anni di e-governance in prima linea

Foto di Giovani Spagnolo

Intervista a Giovani Spagnolo, informatico ed esperto di tecnologie digitali in ambito di Pubblica Amministrazione. È uno dei fondatori del movimento per il software libero in Brasile e ha lavorato a numerosi progetti in ambito di e-democracy, collaborando anche con Tecnologie Democratiche. Attualmente lavora a Roma in ambito di Open Data e gestione di progetti per le P.A. Centrali.

 

Sono diversi anni che lavori nell’e-governance. Cosa è cambiato da quando a Porto Alegre (di dove sei originario) si parlava di un altro mondo possibile?

Nel 2000 lavoravo in una società statale informatica di Porto Alegre ed ho vissuto i primi anni di crescita dell'e-democracy e del software libero in Brasile. 

Oltre a lavorare su progetti governativi, facevo parte del coordinamento del FISL (Forum Internacional do Software Livre) evento che tutt’ora raduna ogni anno migliaia di sostenitori del software libero. Nel 2001 si tenne a Porto Alegre il primo "Forum Social Mundial" con lo slogan "Un altro mondo è possibile" e la seconda edizione del FISL, in grande crescita. La sinergia creata in città da questi due eventi fece crescere notevolmente l'interesse di tutti, Pubblici e Privati sull'utilizzo e l'impatto delle nuove tecnologie nella vita dei cittadini. Nel 2003 creai una start-up ed i principali clienti erano proprio gli Enti Pubblici interessati nelle tecnologie e software Libero/Open Source. 

Sono passati altri 17 anni e viviamo già in un “altro mondo” che non era possibile 20 anni fa; e l’epidemia del COVID-19 ci dimostra chiaramente che l'opportunità di cambiamento sia dietro l'angolo: ad esempio le pubbliche amministrazioni stanno facendo un salto in avanti dal punto di vista della digitalizzazione che avrebbe richiesto un decennio in condizioni normali. Chi ad esempio avrebbe scommesso qualche mese fa che l’INAIL potesse mettere 4000 lavoratori in smart working e che le scuole dovessero reinventarsi così velocemente ?

Dunque per introdurre dei progressi a livello statale è necessario che un problema obblighi a farlo?

Certamente questo accelera i cambiamenti… Speriamo che finita l’emergenza non si blocchi tutto e che i progressi fatti non vengano dimenticati. 

A quali progetti hai lavorato nel campo dell’e-democracy?

Nel 2005 ho iniziato a lavorare nella start-up ParTecs su progetti di "Political Social Networking" e e-democracy, per poi continuare nella Telematics Freedom Foundation che ne ha raccolto il testimone. Ero program director, incaricato di gestire il portfolio di progetti e seguire il centro di R&D a Bangalore (India) con circa 20 programmatori, analisti, designer e architetti.

Tra i progetti che ho seguito c’era Draft2Gether, uno strumento di feedback collaborativo per gruppi da 8-100 persone, con possibilità commentare e proporre/votare emendamenti di documenti. L’idea era quella di consentire, ad esempio, di lavorare ad una proposta di legge completamente da remoto.

Decidiamo.it invece era uno strumento di consensus-building e decision-making tool, per organizzare un’agenda e raccogliere proposte. Il dibattito avveniva con un’interfaccia a due colonne:“pro” e “contro". 

Abbiamo seguito anche un progetto di “media democracy”,  Popolobue.TV, una webTV con contenuto satirico e socio-politico. Il tutto era completamente controllato dagli utenti: dalla produzione alla post-produzione, palinsesto, pubblicazione, pubblicità e distribuzione. 

In quegli anni sono entrato in contatto anche con i rappresentanti di vari altri progetti come Airesis, Votorola, Liquid Feedback, ParlamentoElettronicoM5S (prima di Rousseau), Vilfredo...

In quegli anni si parlava molto di e-democracy….Ti sembra che il fermento intorno a questo tema sia diminuito? Sono emersi problemi? 

Credo che dopo l'euforia dei primi anni, ci si è resi conto della grande sfida che è replicare una democrazia nel mondo virtuale. 

Uno dei problemi principali con cui ci si è scontrati è la scarsa partecipazione dei cittadini. Nel mondo virtuale le persone subiscono la distrazione di un’enorme quantità di contenuti e piattaforme; inoltre se la democrazia digitale permette di aumentare le occasioni di partecipazione, al contempo richiede una disponibilità continua e reiterata dei cittadini. Un rischio dei processi democratici digitali è dunque anche quello di arrivare a risultati non rappresentativi delle idee del corpo elettorale. Abbiamo provato in alcuni casi a mettere dei quorum minimi di partecipazione, ma purtroppo non venivano raggiunti.

La soluzione potrebbe essere quella di utilizzare la partecipazione virtuale per sviluppare proposte e poi ammettere le più partecipate e condivise al voto o alla discussione nel mondo reale?

L’integrazione di mondo reale e virtuale è certamente complessa, ma strumenti di questo tipo potrebbero avere un senso. Per esempio un ente pubblico potrebbe effettuare dei sondaggi online per individuare proposte e problemi da risolvere.

Tra tutte le piattaforme di e-democracy che hai visto, quali credi sia il modello vincente?

Personalmente non credo che ci sarà una piattaforma predominante per l'e-democracy bensì ci sarà un ecosistema di applicazioni a vari livelli, che lavoreranno insieme. 

Anche EUGAGER, il progetto di e-democracy citato anche da Pietro Speroni nella sua intervista, era concepito come un ecosistema, giusto? Ce ne parleresti?

Già nel 2008 avevo una visione dell'e-democracy come un ecosistema aperto, composto da diverse piattaforme software, gestite sia dai Governi sia dai Privati. Questo ovviamente con diversi livelli di gestione della sicurezza delle identità e delle applicazioni, ed anche con la possibilità di partecipare in forma anonima (grande sfida!). 

Per realizzarlo provammo a chiedere dei finanziamenti europei. Avevamo già Do2Gether (un social networking politico per uso Intranet) che poteva fungere da base, sulla quale fosse possibile aggiungere funzionalità con una sorta di “add-on”,  per coprire specifiche esigenze quali: raggiungere consenso, firmare petizioni, scrivere proposte di legge in gruppo… Da qui il nome EUGAGER (mix di "EU" con la parola "engager" cioè “che ingaggia”), poiché gli utenti sono ingaggiati nell'uso delle sole applicazioni di loro interesse. 

Nella Telematics Freedom Foundation avevamo sviluppato e prototipato già alcuni strumenti con cui arricchire l’ecosistema, ma l’idea era di trovare altri. Così, quando ho conosciuto Pietro e mi ha parlato della sua creazione, "Vilfredo", abbiamo subito pensato di inserirla in EUGAGER. 

Tecnicamente parlando, il progetto era ambizioso: doveva integrare strumenti diversi tramite un framework comune composto da API pubbliche e private, con chiavi specifiche per le applicazioni che potevano appartenere a diversi livelli di sicurezza. Ad esempio le applicazioni ufficiali di comuni, regioni o Stati EU potevano essere "certificate" e ospitate sui data center governativi. Al contrario un cittadino qualsiasi poteva pubblicare la sua propria app liberamente tramite nodi in P2P. Le app governative potevano accedere e condividere il "dominio" dell'utente (ad esempio se l'app fosse stata configurata per i soli residenti a Roma, un Milanese non avrebbe potuto partecipare alle discussioni/voti). 

I dettagli sono scaricabili online dal sito http://eugager.tvgio.com/  oppure si può acquistare il libro fisico online

Come è stato valutato il progetto dalla commissione erogatrice dei finanziamenti?

Dal punto di vista tecnico il progetto è stato ritenuto visionario ("heavily technology driven", "strong focus on security technologies", "potential progress beyond state of the art"...). A nostro sfavore hanno giocato però la logica open-source del progetto e il non aver coinvolto nella proposta enti governativi fuori dell'Italia (la Presidenza del Consiglio dei Ministri era l'unico partner del consorzio a fare da pilota).

Ho capito bene? La logica Open source ha giocato a vostro sfavore?

Sì, il bando richiedeva anche attività di sfruttamento commerciale e della proprietà intellettuale... 

Almeno speriamo che i finanziamenti siano stati erogati per qualche progetto utile...

Mi spiace deluderti, ma a distanza di anni nessun progetto finanziato ha avuto successo.

Quali altri strumenti interessanti popolavano EUGAGER?

Accanto a Draft2Gether, Decidiamo.it e Vilfredo c’erano anche strumenti di Media Democracy, come “Social Video Packs Project” destinato al "Citizen Journalism"; avrebbe permesso ai cittadini di fare produzione, editing e post-produzione utilizzando software aperto e un kit pre-confezionato (il modello di lavoro era quello dei "Pontos de Cultura" e "Estúdio Livre" usati in Brasile).

Avevamo inserito nel progetto anche la realizzazione della Freedom Box, per far girare le app della piattaforma e-democracy anche nel televisore. Era infatti l'epoca delle set-top box.

Molti ritengono che il voto online presenti ad oggi problemi di sicurezza e trasparenza. Che ne pensi?

Sono abbastanza d'accordo: fino a quando non sarà possibile garantire una trasparenza di voto "verificabile dall'utente" tramite strumenti telematici i rischi di manipolazione di massa sono elevati. Tale meccanismi sono stati oggetti di molta ricerca presso la ParTecs, la Telematics Freedom Foundation e ora nell'associazione Trustless.ai. La sfida che si sta combattendo ora è nel trovare grandi finanziamenti e riuscire a scegliere con cura partner che abbiano a cuore la trasparenza dell'intera supply chain, dalla progettazione e assemblaggio hardware al software, completamente end-to-end. I molti anni di ricerca e la storia degli ultimi anni ci ha insegnato che puoi avere il software più robusto e aperto che vuoi, ma se l'hardware è compromesso, a volte era meglio non averlo.

A cosa ti riferisci?

Famoso è il caso di schede madri hackerate mediante l’inserimento di un microchip cinese in fase di produzione. L’hardware non era stato verificato in modo trasparente e i clienti non si erano accorti di niente. Ovviamente il cliente non può verificare la sicurezza da solo, dunque la proposta è la creazione di un ente di certificazione trasparente (promosso ad esempio dalla Trustless Computing Association).

Stanno emergendo nuove tecnologie che possono aiutare dal punto di vista della sicurezza?

La Blockchain (la tecnologia su cui si basano le criptovalute) potrebbe avere applicazioni anche nell'ambito dell'e-government e e-democracy anche se devo ancora studiare bene i potenziali benefici. Credo che ci stiamo avvicinando alla possibilità di avere meccanismi di gestione dei consensi (o anche di voto) che ispirino più fiducia di quelli attualmente in uso. La strada però è ancora in salita! 

Di cosa ti sei occupato ultimamente?

Ultimamente lavoro per la Present S.p.A. come Project Manager per le PAC (Pubbliche Amministrazioni Centrali), ed ho seguito dei bei progetti nell’ambito degli Open Data. Gli Open Data rappresentano uno strumento utile per la trasparenza della Pubblica Amministrazione, e consentono ai cittadini di accedere più facilmente ad informazioni che spaziano dall’ambiente alle attività culturali. Questi dati possono essere elaborati anche da app o software di terze parti, che le presentano ai cittadini in forma più accattivante o utile.

Uno dei problemi degli Open Data è che non esistono standard o regole che definiscono quali dati gli enti pubblici debbano rilasciare ed in quale formato. Esistono le Linee Guida generali per la Valorizzazione del Patrimonio Informativo rilasciate dall’AgID ma sono di più alto livello: questo rende più difficile utilizzarli. A questo si aggiunge che molti dati potenzialmente pubblicabili sono ancora in formato cartaceo, o conservati in forma digitale solo nel computer di qualche funzionario o dipendente pubblico; dunque anche con problemi di sicurezza facilmente intuibili.

Abbiamo cercato di fare un primo passo per risolvere questi problemi creando una procedura molto operativa e standard di gestione degli open data, chiamata ODCM (Open Data Management Cycle) che può essere utilizzata come Linee Guida nelle PA. Il modello di gestione dei dati è rilasciato sotto licenza Creative Commons, ed è scaricabile gratuitamente (oppure è possibile contribuire al progetto acquistandolo on-line). Prevede ad esempio che venga stabilita la frequenza di aggiornamento degli open-data e che questa informazione sia disponibile insieme ai dati (così che l’utente possa sapere se quei dati sono affidabili ed aggiornati).

Ad oggi il modello ODCM viene impiegato da diversi enti, tra cui il Comune di Reggio Calabria e quello di Guidonia Montecelio, per il quale abbiamo anche fatto un approfondito censimento del patrimonio informativo utilizzando le schede del Modello ODMC. Anche la Regione Umbria ha adottato il modello ODMC nelle proprie "Linee Guida per la pubblicazione degli Open Data".

Grazie mille per la disponibilità!

 

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* CC-BY : articolo rilasciato con licenza Creative Commons con obbligo di attribuzione all’autore. È possibile ripubblicare questo articolo indicando l’autore e riportando il link alla fonte originaria.

Nicola Giulietti

Ingegnere Energetico ed Ambientale, consulente in ambito di innovazione e sostenibilità, startupper; nel 2011 è stato uno dei fondatori dell'Associazione Tecnologie Democratiche. Conduce una vita nomade, generalmente lo si può avvistare nella zona compresa tra il Piemonte e l'Umbria.

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