Le domande della Democrazia

TecDem lancia oggi nuova rubrica dedicata al futuro della Democrazia. 

Quali sono i problemi irrisolti della Democrazia? Quali le possibili soluzioni? E soprattutto - Qual’è il futuro della democrazia? - Provare a dare una risposta è l’obiettivo di questa rubrica. Se state leggendo questo articolo in orario di lavoro, spiegate al vostro capo che non lo fate per curiosità, ma piuttosto perché se vogliamo la Democrazia, il futuro non può essere qualcosa da curiosare, quanto piuttosto qualcosa da scegliere; e per farlo dobbiamo farci un’idea di cosa sta nascendo in giro.  

Per questo intervisterò per voi, ogni settimana, un addetto ai lavori. Ci sarà chi realizza nuovi strumenti di e-democracy, chi fa ricerca sulle tematiche della democrazia, chi lavora negli enti governativi, chi organizza democraticamente aziende o cooperative e chi cerca di coinvolgere i propri cittadini in processi decisionali partecipativi. Se credete di aver qualcosa di interessante da dire, posso intervistare anche voi. 

Ognuno ha un pezzo del puzzle, perciò, chiedendo il parere di esperti con background ed orientamenti diversi, è più probabile che riusciremo a ricostruire un quadro completo.

Risposte giuste, domande sbagliate

Vi dirò la verità: talvolta le risposte degli intervistati non mi piacciono. Cosa dovrei fare? Le possibilità sono due: o ‘dimenticare’ di trascrivere la risposta, oppure fare un’altra domanda per approfondire. Mi sono accorto che di solito, approfondendo, emerge che quello con cui parli, tutti i torti non ce l’ha.

La nostra essenza di animali morali ci porta a dividere le idee in giuste e sbagliate, bene e male; e stranamente l’idea giusta è sempre quella della nostra fazione. Se cambiare idea costa anche a voi un bel sacrificio, sappiate che esiste un’altra opzione, ovvero accettare che due idee contrapposte possano essere ugualmente giuste o legittime; ed è questo folle concetto che si nasconde dietro le democrazie liberali.   

Mettiamo che il 49% degli italiani voglia una scopa con un manico lungo ed il 51% preferisca quelle con manico corto. Si facesse un referendum, alla fine dovremo dare a tutti scope con il manico corto e gli sconfitti andrebbero in giro dicendo che questo paese è popolato da idioti. 

Bisogna stare attenti alle domande che pone la Democrazia!

Chiediamo piuttosto agli italiani perché preferiscono scope con il manico lungo e questi ci diranno “per poter arrivare a togliere le ragnatele”. Gli altri risponderanno invece che i manici corti sono più agevoli per spazzare il pavimento. Una soluzione liberale potrebbe essere di dare a ciascuno la scopa che preferisce, ma mettiamo che questo non sia possibile: gli italiani devono restare uniti di fronte al problema del manico! Ci sono soldi per comprare solo una scopa.

Il metodo TRIZ

In situazioni come queste ci si può avvalere di un metodo sviluppato per l’innovazione tecnologica (ma sperimentato anche in ambito politico), il TRIZ, che consente di soddisfare due requisiti apparentemente contraddittori. La possibile soluzione? Ad esempio, una scopa con manico telescopico.

Per arrivarci il metodo suggerisce di porsi alcune domande: 

  1. Vogliamo veramente i due requisiti contraddittori (manico corto e manico lungo), oppure uno è connesso a problematiche risolvibili in altro modo?
  2. Vogliamo i due requisiti nello stesso momento, ma in punti o luoghi diversi? 
  3. Vogliamo che i due requisiti siano soddisfatti ciascuno in presenza di condizioni/circostanze diverse? 
  4. Vogliamo i due requisiti in scale dimensionali diverse?
  5. Vogliamo i due requisiti contraddittori in momenti diversi? (In questo caso sì, pertanto si può ideare un manico trasformabile)

Capito cosa effettivamente si desidera, spesso il conflitto diventa risolvibile. 

Il caso Brexit

Prendiamo un caso più cocente, quello del referendum sulla Brexit, vinto con 51.9% dei voti favorevoli (contro il 48.1% dei contrari). Cosa si poteva dedurre dall’esito di questa votazione? A mio avviso solo che i britannici non sapevano bene cosa fare (non si fraintenda, lo stesso lo avrei detto se il 51.9 fosse stato favorevole a restare nell’UE). Il margine della vittoria è troppo piccolo. 

In ogni votazione c’è una parte di elettori indecisi, una parte che vorrebbe votare, ma alla fine non riesce, e una parte di elettori che si pente del proprio voto o che se ne pentirebbe se fosse meglio informata. Ad esempio, secondo alcuni studi (qui l’articolo capostipite "Voting correctly" e qui un update) nelle elezioni Presidenziali degli USA circa il 20-25% degli elettori sbaglia a votare, ovvero, se informato meglio sulla propria scelta elettorale, sarebbe propenso a modificare il proprio voto. Non a caso negli ultimi anni, secondo i sondaggi, i britannici avrebbero votato in maggioranza per restare in EU.

Spesso gli errori di voto tendono a compensarsi, perciò se si stanno eleggendo i membri di un parlamento in un sistema proporzionale, il problema non è particolarmente gravoso: male che vada un partito avrà qualche rappresentante in più. Ma lo diventa in situazioni come questa, dove chi vince prende tutto: non solo si rischia la “dittatura della maggioranza”, ma anche la “dittatura dell’errore”.

Mappa dei risultati del voto per la Brexit

Esercizio: TRIZ e Brexit.

Proviamo ad applicare al caso Brexit le domande suggerite dal metodo Triz. Forse sarebbe stato meglio restare nell'Europa per certi motivi e andarsene per altri? Sarebbe stato possibile pertanto rinegoziazione alcuni accordi con l'EU e mantenerne altri? O risolvere i problemi sentiti dai supporter della Brexit con una soluzione diversa? Sarebbe stato possibile prevedere che alcune regioni (Scozia e Irlanda del Nord) rimanessero in EU ed altre uscissero? 

Nella fantapolitica ovviamente tutto è possibile, la realtà è più complessa: l'obiettivo qui però è solo far comprendere che nella scelta tra A e B, bisogna considerare l’esistenza di C.

Le prossime interviste

Molti hanno additato la Brexit come segno della crisi della democrazia, poiché certamente la decisione ha creato scontento. Direi però che lo scontento è più che altro frutto di un cattivo uso, fideistico e non critico, degli strumenti democratici. 

Riusciremo a sfruttare la democrazia per elaborare risponde più intelligenti di quelle che il singolo individuo può fornire? 

La democrazia del futuro, saprà porci le domande corrette, che tengano conto dei nostri limiti? 

Cercheremo di capire anche questo nelle prossime interviste.

Inizieremo il nostro viaggio la settimana prossima, intervistando Pietro Speroni di Fenizio matematico alla ricerca dell’algoritmo che favorisca decisioni che non scontentano nessuno. Sarà poi il turno del filosofo Gino Roncaglia, che ci parlerà della Rete per la costruzione di cattedrali dell'informazione e della democrazia come compromesso.

Buona lettura!

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* CC-BY : articolo rilasciato con licenza Creative Commons con obbligo di attribuzione all’autore: è possibile ripubblicare questo articolo indicando l’autore e riportando il link alla fonte originaria. 

Nicola Giulietti

Ingegnere Energetico ed Ambientale, consulente in ambito di innovazione e sostenibilità, startupper; nel 2011 è stato uno dei fondatori dell'Associazione Tecnologie Democratiche. Conduce una vita nomade, generalmente lo si può avvistare nella zona compresa tra il Piemonte e l'Umbria.

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