L’algoritmo della democrazia

Intervista a Pietro Speroni di Fenizio matematico, ricercatore nel campo dell’e-democracy in diverse università europee. Ha ideato alcuni strumenti democratici molto originali tra cui Vilfredo. Ha collaborato anche alla realizzazione della piattaforma Airesis con Tecnologie Democratiche.

Cosa spinge un matematico a lavorare nell’e-democracy?

Era il 2005 e avevo letto questa affermazione di Jefferson:- Ogni generazione ha la sua rivoluzione.- Così iniziai a chiedermi quale fosse la rivoluzione della mia generazione. Iniziavano ad esserci in rete numerosi strumenti che consentivano la partecipazione: Wikipedia, certamente, ma anche LiveJournal, Slashdot, Myspace, solo per citarne alcuni. Mi resi conto che in queste piattaforme le regole secondo le quali si sviluppava il dialogo, dettate da esigenze grafiche o tecnologiche, determinavano anche lo sviluppo della “società degli utenti” e la sua cultura.

Ad esempio su LiveJournal la discussione era organizzata ad albero e fluiva in rivoli sempre più piccoli, tanto che alla fine accadeva spesso che i partecipanti alla discussione intavolassero dialoghi personali ( -Di dove sei?- Sono di Roma- Ma lo sai che sono di Roma anche io!- Troviamoci una sera per una birra-). Su Slashdot un sistema di votazione dei commenti invece aumentava la visibilità dei contenuti più interessanti e la discussione si manteneva tecnica, arrivando a conclusioni d’interesse generale. Chi programmava questi strumenti magari non si poneva neanche il problema delle regole d’interazione tra gli utenti – gli informatici al tempo erano ingegneri o nerd che non s’interessavano a queste implicazioni sociali. – 

Io però iniziai a credere che la rivoluzione della mia generazione consistesse proprio nel giocare su queste regole d’interazione per modificare l’evoluzione della società. Wikipedia aveva mostrato che con la giusta ricetta tecnologica tutti, e non solo gli esperti, potevano partecipare alla scrittura di testi di qualità per un’enciclopedia. Quindi mi misi a cercare una ricetta tecnologica per la partecipazione, che migliorasse la qualità delle decisioni in ambito politico.

Tra l’altro anche Jimm Walles, il fondatore di Wikipedia, aveva dapprima lavorato ad  un progetto di Enciclopedia in cui solo gli esperti potevano modificare i testi

Già, solo che gli esperti non avevano tempo di partecipare e alla fine quindi il progetto fallì.

Così maturasti l’idea della Piattaforma Vilfredo?

Mi unii dapprima al gruppo internazionale Metagovernment, che aveva l’obiettivo di sperimentare diversi strumenti di e-democracy e di promuoverne l’uso in gruppi via via più ampi d’individui (partendo ad esempio dal circolo locale degli scacchisti, per poi trasmettere il contagio all’associazione nazionale degli scacchi). Speravamo così che il loro uso diventasse pratica comune e si potesse di seguito diffondere anche in ambito politico e di governance. Al contempo la sperimentazione aveva il fine di perfezionare questi strumenti e di selezionare i più adatti, così da arrivare preparati all’impiego istituzionale. Tramite Metagoverment 2008 conobbi Giovanni Spagnolo (a cui è dedicata un’altra intervista) che mi chiese se avessi voglia di partecipare ad un bando europeo per sviluppare nuovi strumenti informatici per la partecipazione. Sfornammo un progetto che chiamammo EUGAGER (dall’unione della sigla EU e del termine “Engagment”), da cui poi è nato anche un libro che si può trovare in vendita. La piattaforma EUGAGER prevedeva diversi strumenti per diversi scopi, tra cui Vilfredo per arrivare a soluzioni consensuali su domande aperte, sfruttando il “Fronte di pareto” (un concetto introdotto dal matematico Vilfredo Pareto, appunto). 

Il funzionamento di Vilfredo era ispirato agli algoritmi genetici (campo in cui lavoravo all’Università di Coimbra): l’idea era quella di arrivare alla risposta ad un problema per successive approssimazioni e di far partecipare gli utenti non solo alla ricerca di soluzioni, ma anche al “processo di selezione naturale” delle proposte.    

Così avete realizzato Vilfredo grazie ai finanziamenti europei?

No, non riuscimmo a vincere la call europea. Ma avevo un amico programmatore. Andai a casa sua ed iniziammo a lavorare al progetto. Oggi esistono diverse versioni di Vilfredo, che abbiamo sperimentato con Metagoverment.

In Italia c’è qualche gruppo che l’ha sperimentato?

Sì, ad esempio il Partito Pirata Italiano.

Ma loro non usano LiquidFeedback ? lo strumento decisionale basato su deleghe “liquide” (ritirabili in ogni momento) usato anche di partiti pirata del Nord Europa?

Alcuni erano soddisfatti da quello strumento, altri temevano che il sistema accentrasse il potere; per esempio che i signori Tizio e Caio, conoscendo più persone rispetto agli altri iscritti al partito, iniziassero a disporre di sufficienti deleghe per decidere tutto tra di loro, rendendo irrilevante la partecipazione degli altri.

Approfondiremo il funzionamento di Vilfredo in un altro articolo; chi è curioso può trovare alcuni video esplicativi nella playlist Vilfredo goes to Athens . Quali sono secondo te i problemi irrisolti della democrazia?

Bé, di problemi ce ne sono diversi e vanno analizzati con calma uno per uno. Ho provato due volte a scrivere dei libri sulle problematiche della democrazia e due volte mi sono fermato al capitolo relativo agli “esperti”, poiché è estremamente complesso trovare un modo per integrare la democrazia con le conoscenze dei tecnici . Quindi almeno per me il problema irrisolto è questo.

È stato ipotizzato di prendere le decisioni mediante delle “giurie di cittadini” che vengono edotti da un panel di esperti sulle decisioni da prendere. Ma rimane un problema: chi sceglie gli esperti?

C’era una vignetta del New York Times in cui ad un certo punto un passeggero di un aereo si alzava in piedi e diceva:- Il pilota dell’aereo sta in cabina e non ci sta ad ascoltare; se votate me, andrò io a guidare l’aereo verso dove volete andare. - Il problema ovviamente è che essere legittimati dal voto non significa saper guidare un aereo. 

E poi bisognerebbe anche capire se il carburante sia sufficiente per andare dove vogliono i passeggeri...

Esatto, da una parte la democrazia serve a capire dove si vuole andare, ma dall’altra c’è anche una parte che tendiamo un po’ a trascurare, e che è il dover fare i conti con la realtà, capire quali sono le risorse disponibili e come usarle in modo efficiente; quindi gli esperti dovrebbero aiutare i cittadini a prendere le decisioni dando loro le informazioni essenziali. Ma poi sono i cittadini a decidere dove andare. In Cina invece le elite sono spesso costituite da ingegneri che sono abbastanza pratici con i concetti di efficienza, ma d’altra parte mancano altri ingredienti della democrazia. Così vengono sacrificati i diritti umani.   

Qualche volta la democrazia viene intesa come sinonimo votazioni, invece le votazioni sono solo la punta dell'iceberg… che ne pensi?

Non sono un grande fan delle votazioni. Preferisco il Metodo del consenso. Bisognerebbe distinguere tra decisioni all’unanimità (si fa quello che vogliono tutti), e “Metodo del Consenso” o del “consent” (si fa quello che tutti trovano accettabile), e ancora “legge del più forte” (quando uno dei partecipanti può imporre il suo punto di vista). Il Metodo del Consenso si ottiene quando le persone sono disposte a lasciar correre tutto quello che non va contro i loro valori fondamentali. 

Nei comitati spontanei si cercano dei compromessi per non scontentare nessuno. Di solito se in un comitato si arriva a dover votare per prendere una decisione, poi il comitato si sfascia. 

Nel gruppo di sviluppo di Airesis cercavamo compromessi che accontentassero un po’ tutti per decidere i nuovi sviluppi e alla fine si è rischiato di perdere un po’ la visione comune.

Capita che per accontentare tutti a volte si vada a creare un un minestrone che non accontenta nessuno. Il metodo del consent prevede un diritto di veto, da motivare opportunamente. Proprio perchè sostengo l’uso del metodo del consent, quando i partecipanti di Metagorment mi chiesero di fare alcune modifiche a Vilfredo, come ad esempio inserire una chat, io mi rifiutai categoricamente, spiegando ovviamente le mie ragioni: quelle modifiche apparentemente minime avrebbero probabilmente snaturato completamente l’algoritmo di funzionamento. 

Se per accordarti vuoi o puoi usare una chat, allora che motivo hai di usare Vilfredo, giusto?

Sì, tanto più che la chat può risultare un sistema non equo di dibattito, dove chi ha più tempo o è più estroverso e aggressivo cerca di prevalere sugli altri partecipanti.

A proposito di chat e d’interazione tra utenti, che ci dici del sistema di dibattito anonimo in Airesis?

Fu un’idea che avevo da tempo e che Airesis mi permise di sperimentare. In pratica ad ogni utente che partecipava al dibattito veniva assegnato un nickname temporaneo. Solo alla fine del dibattito si scopriva la vera identità di ogni utente. Anche su Vilfredo la partecipazione era temporaneamente anonima e lì il risultato interessante fu che alcune persone riferirono di aver votato positivamente commenti che altrimenti avrebbero ignorato o votato negativamente, per via di pregiudizi sull’autore. O viceversa. Una persona mi riferì che questo meccanismo gli aveva fatto cambiare idea su un altro partecipante alla discussione. 

Tra l’altro i nickname erano generati da Airesis mettendo insieme delle sillabe in modo casuale e vista l’abbondanza di termini offensivi nel vocabolario italiano, alcuni utenti si trovarono affibbiati soprannomi poco invidiabili. Alla fine, per via delle proteste, dovemmo correggere il bug insegnando ad Airesis le buone maniere... Ma torniamo a noi.
Se il metodo del consenso non sempre è il migliore, ci vorrebbe un esperto che possa valutare volta per volta quale sistema usare per prendere una decisione.... Se si capisse come scegliere questo esperto!

Già, e poiché io non so come sceglierlo ho pensato di aggirare il problema: adesso sto lavorando ad un nuovo strumento nel quale il processo decisionale è assistito da un’intelligenza artificiale che individua, in base ad alcuni parametri, il modello decisionale più adatto ad ogni questione. 

Il software fa delle domande di vario genere agli utenti (ad esempio “quale soluzione proponi per questo problema?” o “quale tra queste due soluzioni preferisci?” oppure “come miglioreresti questa soluzione?”) e cerca di selezionare una soluzione su cui verta il consenso.

Bene, direi che appena è pronto ci sarà materiale per un’ulteriore intervista. A presto!

Per chi volesse approfondire segnalo anche quest’altra presentazione di Pietro, in cui affronta diversi argomenti, dalla blockchain per la sicurezza dei sistemi di e-democracy, alla teoria del voto https://youtu.be/EWpJIoJWjLM .

Inoltre abbiamo pubblicato un articolo sul sistema elettorale maggioritario proporzionale da lui ideato.

 

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Nicola Giulietti

Ingegnere Energetico ed Ambientale, consulente in ambito di innovazione e sostenibilità, startupper; nel 2011 è stato uno dei fondatori dell'Associazione Tecnologie Democratiche. Conduce una vita nomade, generalmente lo si può avvistare nella zona compresa tra il Piemonte e l'Umbria.

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