e-Democracy: I presupposti e le prospettive della Democrazia Digitale

Forse non tutti se ne rendono conto ma nel mondo si sta producendo un cambiamento di paradigma sociale definibile come “Democrazia Partecipativa Digitale”, permesso dalla combinazione fra le dirompenti innovazioni tecnologiche a nostra disposizione e l’efficienza del modello di e-Governance nelle amministrazioni pubbliche. E’ un processo lento ma inesorabile che sta avvenendo attraverso sperimentazioni in tutto il mondo da Taiwan al Brasile, dall’Europa agli Stati Uniti.

Concetto chiave di questo cambiamento è quello di e-Democracy (o Democrazia Digitale) che, come abbiamo avuto modo di approfondire nell'articolo sugli ambiti vantaggi e modelli di e-Governance riguarda un particolare ambito Citizen to Government (C2G) della e-Governance.

Tale ambito attiene alla partecipazione al processo decisionale e al flusso di informazioni da parte dei cittadini verso il governo degli enti pubblici, come anche il feedback sui servizi di e-Government della Pubblica Amministrazione.

L’efficienza nella e-Democracy

La Democrazia Digitale emerge come soluzione sia sotto l’aspetto civile (di legittimazione politica e consenso) permettendo di ristabilire un legame fra i rappresentanti politici, le imprese, le associazioni e i cittadini, che sotto l’aspetto dell’efficienza, permettendo al governo vantaggi in termini qualità dei servizi, inclusione di nuove competenze, trasparenza e minori risorse da impiegare.

L’e-Democracy ha le potenzialità di realizzare in maniera efficiente le teorie della democrazia classica ed è una delle più efficaci risposte all’attuale crisi del modello democratico rappresentativo permettendo ad una più ampia fetta dell’elettorato di sentirsi maggiormente rappresentato dal governo. Oltre a questo permette quella partecipazione alla sovranità da parte del popolo sancita e promossa nella nostra costituzione.

Il continuo declino dell’affluenza alle urne, la pratica dei meccanismi di consenso basato su argomentazioni populiste e le continue mancate promesse elettorali hanno portato i cittadini a ritenere il proprio voto poco influente causando un clima di sfiducia e uno scollamento della base democratica a supporto del governo.

La Democrazia Digitale all’interno di un più generale modello di e-Governance permette di attivare un livello di partecipazione da parte dei cittadini e degli stakeholders (imprese e associazioni) nelle attività dei governi e un impulso alla creazione di valore sociale ed economico mai raggiunti fino ad oggi.

Laddove sono stati introdotti modelli di Network Governance ben strutturati, sono stati registrati notevoli incrementi di efficienza (vedi studi comparativi Regione Toscana che ha istituito l’Autorità per la Partecipazione) e nel contempo emerse preziose competenze della società civile, normalmente non considerate in altri modelli (vedi evoluzione del Governo Pubblico). Anche sul piano politico si ottiene una maggiore legittimazione delle decisioni basate su un più ampio consenso.

Un altro fattore che contribuisce a rendere la Democrazia Digitale più efficiente riguarda la generazione di dati aperti la cui corretta gestione permette maggiore trasparenza, limitando la corruzione e la sperequazione tipici dei sistemi burocratici e chiusi.

Esempi di e-Democracy nel mondo

Negli ultimi anni in ambito istituzionale sono stati effettuati numerosi progetti pilota e messe in atto piattaforme al fine di coinvolgere i cittadini nei processi partecipativi.

Esistono infatti piattaforme di partecipazione utilizzate nei Comuni per favorire il dibattiti pubblici, il coinvolgimento nella legiferazione e lo svolgimento di bilanci partecipativi (vedi Consul e Decidim utilizzate soprattutto in Spagna, ma anche a Torino). In Estonia il 99% dei servizi statali è online ed è permesso di votare elettronicamente alle elezioni nazionali in maniera regolare dal 2005 (attualmente quasi il 50% dei cittadini esprime così il proprio voto). Altre piattaforme hanno coinvolto i cittadini nei processi decisionali di Taiwan (vTaiwan). Anche in Italia sono state sviluppate delle piattaforme partecipative ma senza un progetto politico organizzato rimangono delle cattedrali nel deserto.

Altri strumenti non istituzionali sono stati realizzati da società private o associazioni per permettere alle persone di votare in maniera sicura e anonima mediante tecnologie tipo blockchain (p.e. polys.me), per lanciare delle petizioni (p.e. change.org), per attuare bilanci partecipativi (p.e. BiPart) o anche delle segnalazioni verso la pubblica amministrazione (p.e. fixmystreet). La nostra associazione ha contribuito sviluppando Airesis un progetto Open Source a disposizione di chiunque voglia utilizzarlo.

Presupposti per la e-Democracy

Realizzare ottimi strumenti non è sufficiente. Affinché il coinvolgimento dei cittadini possa produrre dei risultati è indispensabile una volontà politica, una presa di posizione istituzionale e delle risorse da imputare sia per gli strumenti da adottare che per le risorse umane dedicate all'assistenza, alla comunicazione e all’ascolto dei cittadini.

Stimolare la cultura della partecipazione democratica richiede uno sforzo iniziale piuttosto intenso in termini di regole formali e informali da rispettare durante i processi partecipativi (policies), la diffusione di strumenti digitali semplici da utilizzare, l’attenuazione del digital divide e l’attuazione di una organizzazione interna al governo volta a definire responsabilità e chiari obiettivi da raggiungere.

Una efficace accountability e l’impostazione di corretti parametri, indici e coefficienti possono inoltre permettere all'amministrazione di comprendere l'efficacia e il miglioramento costante di queste politiche.

L'esempio svizzero infatti ci insegna che la democrazia partecipativa completa la democrazia rappresentativa e apporta notevole efficienza a tutto il sistema. Come scritto nell'articolo sulla democrazia vista dalla Svizzera: “la democrazia è un po' come una bicicletta si impara ad usarla solo praticandola”. Occorre quindi innanzitutto partire da una cultura e una coraggiosa visione politica per goderne i frutti anche in Italia.

Prospettive della Democrazia

In base all'evoluzione delle innovazioni tecnologiche (soprattutto blockchain, fact checking, gamification e intelligenza artificiale), alla pervasività dei dispositivi a nostra disposizione, alle nuove tendenze di politica economica (e-Governance) e alle direttive europee (v. Trattato di Lisbona e l’Iniziativa dei Cittadini Europei per la Democrazia Partecipativa) sembrerebbe assodato che il futuro della democrazia passi attraverso dei processi di integrazione e intercomunicabilità fra il settore pubblico e i cittadini, soprattutto a livello locale. Tali processi potranno avvenire sia attraverso dei servizi a disposizione dei cittadini da parte del pubblico che in senso inverso da parte dei cittadini verso il settore pubblico.

Con ogni probabilità gli sforzi intrapresi sia da parte del settore pubblico (vedi strumenti del progetto europeo D-Cent e Decode) che da parte di società private e associazioni che realizzano applicazioni di “Government as a Service” (vedi p.e. DutchChain, nVotes, Assembl e molte altre che affronteremo nei prossimi articoli) utilizzabili e replicabili in altri Comuni o Stati, avvieranno un processo virtuoso di produzione di software per l’e-Governance. Più tali software saranno efficienti, accessibili, sicuri e open source, e più potranno essere attuati e diffusi a livello globale.

Marino Tilatti

Web Developer, esperto di ottimizzazione sui motori di ricerca (SEO), web marketing web design e usabilità. Appassionato di E-Democracy e cofondatore dell'associazione Tecnologie Democratiche.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *